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Spunti di meditazione - Accademia cittadella Nicolaiana

Spunti di meditazione

PRIMO GIORNO: Sentire cum Ecclesia
Secondo la tradizione, Nicola sin dalla sua nascita si pose in comunione con Dio. Gli scrittori sacri pongono in rilievo questo concetto narrando due episodi. Il primo vede Nicola che, appena nato, si sarebbe alzato nella bacinella in preghiera. Il secondo, in ottemperanza al digiuno ecclesiale (il mercoledì e il venerdì), vede Nicola limitarsi a succhiare dal seno della madre una sola volta nella giornata.
Cfr. M. T. Bruno, San Nicola nelle fonti narrative greche, Bari 1985, p. 19; G. Cioffari, San Nicola, La vita, i miracoli, le leggende, Bari 2014, p. 10.

SECONDO GIORNO: Non sappia la tua destra…
Fare tutto per la gloria di Dio, e non per il proprio tornaconto di onore terreno. Non solo lo scrittore sacro ma anche Dante Alighieri e Tommaso d’Aquino videro in Nicola l’uomo della carità alle tre fanciulle povere. Il grande teologo domenicano nella Summa Theologica sottolineò il fatto che Nicola agì di notte (gettando i sacchetti di monete d’oro attraverso la finestra) affinché la sua buona azione fosse nota solo a Dio.
Cfr. Bruno, op. cit., p. 23-27; Cioffari, op. cit., p. 11-14.

TERZO GIORNO: Disposti a soffrire per la fede
Nell’antica Vita di san Nicola non si parla della persecuzione che dovette subire, eppure nei testi liturgici talvolta è chiamato “martire”. E che dovette soffrire per la fede è attestato non da un papiro o una pergamena, bensì da una lastra di pietra che ci è pervenuta con una iscrizione in greco e in latino. Rispondendo ai pagani di Arykanda, una cittadina vicino a Mira, l’imperatore Massimino ordinò nel 311 la persecuzione dei cristiani, in cui fu ucciso anche Metodio di Patara. Uno storico greco narra che quando Nicola giunse a Nicea per il concilio nel 325 aveva sulle sue carni ancora i segni delle torture.
Cfr. Kalinka, Tituli Asiae Minoris, Vindobonae 1901, II, fasc. 3, p. 291; Antonio Ferrua, Arykanda, voce in Enciclopedia Cattolica, I, 1948, col. 1896-1897; Cioffari, op. cit., p. 17-18.

QUARTO GIORNO: Andate ed annunciate la buona novella
San Nicola visse nell’epoca della grande svolta dell’Impero Romano dal paganesimo al Cristianesimo. È vero che sia da Patara che da Mira era passato San Paolo, e che nei due secoli successivi c’erano stati missionari e martiri. Ma è anche vero che al suo tempo Patara, la sua città natale, era famosa per i pellegrini che venivano al santuario di Apollo, mentre a Mira era in piedi il maestoso tempio di Diana. La sua opera per la diffusione del Vangelo fu incisivamente espressa dall’agiografo mediante il suo impegno nel distruggere questo tempio. Probabilmente lo distrusse con la predicazione del Vangelo, anche se considerando il suo temperamento non è del tutto da escludere che l’abbia fatto materialmente.
Cfr. Bruno, op. cit., p. 35; Cioffari, op. cit., p. 25-26.

QUINTO GIORNO: Attenzione all’uomo anche nei bisogni materiali
Tra gli episodi narrati dallo scrittore sacro c’è quello della carestia a Mira. L’intento è di affermare che la carità di San Nicola è rivolta a tutto l’uomo, corpo e anima. Egli non lascia all’autorità cittadina di occuparsene, ma coglie l’occasione di alcune navi granarie che, provenienti da Alessandria d’Egitto dirette a Costantinopoli, fanno scalo ad Andriake, il porto di Mira. Sale sulle navi e convince i capitani a lasciare una certa quantità di grano ai suoi concittadini. Si noti che l’imperatore Adriano (+ 138), 200 anni prima aveva costruito proprio a Mira imponenti granai, le cui rovine sono ancora oggi ben in vista.
Bruno, op. cit., p. 41; Cioffari, op. cit., p. 27-28.

SESTO GIORNO: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia
Nella più antica Vita di San Nicola non è raccontato un episodio perché, secondo l’autore, è superfluo essendo troppo noto ai suoi devoti. Trattasi della liberazione di tre cittadini di Mira che, innocenti, vennero condannati alla decapitazione. Nella storia dell’umanità ci sono sempre stati i casi di corruzione, in conseguenza dei quali a pagare sono gli innocenti. Nicola, benché avanti in età, si affrettò ad accorrere dove sapeva che il terribile corteo si stava dirigendo. Attraversando tutte le strade di Mira finalmente giunse sul luogo e strappò la spada dalle mani del carnefice. Quindi si recò dal governatore e lo rimproverò aspramente che per denaro stava vendendo la vita di tre innocenti.
Bruno, op. cit., pp. 51-55; Cioffari, op. cit., pp. 29-32.

SETTIMO GIORNO: L’intercessione dei Santi
Quando Nicola intervenne a salvare i tre innocenti dalla decapitazione erano presenti tre comandanti dell’esercito di Costantino che si stavano recando a domare una rivolta dei Goti Taifali, da poco deportati nella vicina Frigia. Al ritorno, dopo un’entrata trionfale a Costantinopoli, finirono in prigione con l’accusa di congiurare contro l’imperatore Costantino. Appena seppero che erano stati condannati a morte, uno di loro, Nepoziano, pregò Dio affinché per i meriti del santo vescovo Nicola fossero liberati. Nicola apparve a Costantino e lo costrinse a liberare i comandanti innocenti. La fede nella santità di vita di Nicola aveva salvato i tre comandanti.
Bruno, op. cit., pp. 55-63; Cioffari, op. cit., pp. 33-36.

OTTAVO GIORNO: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo…
C’è un episodio nella storia di san Nicola che non si trova nelle sue biografie, ma solo in un encomio di un noto scrittore bizantino, Andrea di Creta, che scriveva verso il 720 dopo Cristo. Durante la controversia ariana (l’eresia che negava la natura divina di Gesù) Nicola ebbe una corrispondenza con un vescovo ariano di nome Teognide (forse proprio il vescovo di Nicea). Dopo esserglisi rivolto con la consueta energia che lo contraddistingueva, Nicola lo invitò alla pace e al perdono con queste parole: Vieni, riconciliamoci fratello, prima che il sole tramonti sulla nostra ira.
Cfr. Rosario Scognamiglio, Inni di Romano il Melode, Bari 1985, p. 76.

NONO GIORNO Regola di fede e immagine di mitezza
Nel 325 dopo Cristo l’imperatore Costantino convocò i vescovi di tutto il mondo a risolvere la controversia ariana sulla divinità di Gesù. Anche Nicola vi si recò difendendo decisamente la fede. Gli agiografi hanno voluto esprimere plasticamente questa sua difesa della fede parlando di uno schiaffo dato all’eretico Ario. In realtà, la sua difesa della fede fu di tutt’altro tipo, quello cioè della coerenza di essa con le opere, come ben esprime la liturgia ortodossa: Regola di fede sei apparso al tuo gregge non a parole ma nella verità delle tue azioni.
Cfr. Cioffari, op. cit., pp. 19-22; Papas Damiano Como, Testi liturgici dell’Oriente cristiano. San Nicola, Palermo 1979, pp. 60, 77, 98, 135, 139.

Altri spunti di meditazione

Nikòlaos. Vittoria del popolo.
Vescovo per iniziativa divina. Il Signore appare ad un santo vescovo durante l’assemblea per eleggere il successore del vescovo di Mira defunto: sceglierete colui che per primo all’alba entrerà in Chiesa. Nicola è il suo nome. Vicinanza al popolo e vicinanza a Dio.

Nicola. Santo di tutti i cristiani.
È venerato ugualmente da cattolici e ortodossi, e molto amato dai protestanti come santo del dialogo e dei bambini. Anche Bartolomeo, il patriarca di Costantinopoli, ha sottolineato la provvidenzialità della traslazione da parte dei Baresi che, sottraendolo ai musulmani, hanno reso possibile a tutti i cristiani la venerazione delle sue reliquie.